Nel 2022 tornavo in Italia dopo sei mesi trascorsi in Messico. In famiglia nessuno lo sapeva, come nessuno sapeva che sarei ripartito un mese dopo con la vecchia mountain bike di mio padre per un viaggio di tre mesi.
In questo articolo troverai:
Introduzione: il mio viaggio in bici dall’Italia a Capo Nord.
La partenza: i presupposti.
Il sarcofago e il bolide: due strumenti essenziali.
Un approccio minimalista: come ho affrontato l’esperienza.
Un itinerario verde attraverso l’Europa: un viaggio attraverso le Capitali Verdi Europee.
Risorse Extra
Introduzione
Tutto era iniziato un anno prima, durante un evento di cicloturismo sui Monti Lessini (se vuoi saperne di più, leggi l’articolo). Dopo aver conosciuto viaggiatori da tutto il mondo, mi ero fatto una promessa: un giorno sarei partito in bicicletta per raggiungere Capo Nord.
Quando un anno prima partii per l’America Latina, non avevo piani, se non quello di rimanere là il più a lungo possibile. Non ero pronto: avevo bisogno di esplorare il più possibile. Purtroppo, o per fortuna, non tutto va sempre secondo i piani, soprattutto quando i piani assomigliano più a idee e desideri. E così, dopo otto mesi passati a cimentarmi nel mio grezzo spagnolo e un volo di sola andata per tornare in Europa, decisi che era il momento di mantenere quella promessa fatta un anno prima. Così, senza alcun preavviso, mi presentai a casa dopo otto mesi di assenza e, dopo i primi momenti di felicità e stupore per il ritorno, annunciai che avrei preso in prestito la bici di mio padre per pedalare verso nord. Esattamente così, pedalare verso nord! Un piano, come il precedente, che appare ridicolo agli occhi di chi vive una vita organizzata e prevedibile. Non sarà stato il miglior rientro del "figliol prodigo", lo ammetto! Ma questa è ormai storia e, dato che il passato non si può cambiare, meglio raccontarla e farsi una risata.
La partenza
Ho sempre creduto che dichiarare apertamente i propri obiettivi sia il primo passo per realizzarli e, orgoglioso come sono, è quasi una certezza che impiegherò ogni energia a mia disposizione pur di riuscirci. E così, partii da Trento, pedalando verso nord con Fabrizio al mio fianco, lo stesso compagno che un anno prima mi aveva introdotto al cicloturismo e che ora mi avrebbe accompagnato fino in Germania. Capiamoci, nessuna celebrazione o festa alla mia partenza. Effettivamente, non so quante persone fossero a conoscenza del mio viaggio, forse meno di quante fossero state a conoscenza del mio rientro in Italia un mese prima, che era stato un segreto per tutti. Allo stesso tempo, a chi mi chiedeva dove stessi andando, dichiaravo apertamente i miei desideri. Ma come credere ad un ragazzo con una vecchia bici e poca (o nessuna) esperienza?


Il sarcofago e il bolide
In questo primo articolo sul mio viaggio verso Capo Nord, voglio raccontarvi del sarcofago e del bolide, due strumenti essenziali che mi hanno accompagnato per circa 8000 km attraverso l’Europa (una stima approssimativa, dato che viaggiavo senza contachilometri né tracciamento digitale).
Il bolide
La bicicletta che ho utilizzato, un'opera d'ingegneria dalla resistenza eccezionale, l’ho orgogliosamente soprannominata “il bolide”: telaio in alluminio, tre rapporti anteriori e nove posteriori, un cambio che ha resistito a ogni maltrattamento, cedendo solo dopo uno scontro diretto con un'automobile. Il bolide è stato il mezzo con cui, un anno prima, affrontai il mio primo viaggio in bici e che, pochi mesi dopo, mi avrebbe accompagnato per una settimana sul Danubio in un viaggio con mio padre. Sebbene sia stato spesso preso in giro con nomignoli come “il cancello”, in realtà il mio bolide è riuscito a macinare chilometri senza paura né vergogna. Gli unici inconvenienti sono stati dei raggi che hanno iniziato ad allentarsi dopo qualche discesa forse un po' troppo eccitata dai valichi alpini, ma dopo una bella tirata con una pinza e una precisa regolazione a occhio nudo, il bolide non ha più dato segni di sofferenza maggiore.

Il sarcofago
Ora è il momento di presentarvi “il sarcofago”, una piccola tenda monoposto ultraleggera. Dalla mia notevole altezza di 172 cm riuscivo a toccare la cima e il fondo della tenda. Stare seduti era chiaramente impossibile; anzi, anche stare sdraiati implicava di non girarsi troppo e di stare attenti a non toccare la rete interna, pena bagnarsi per la condensa. Sorrido ancora a chi, mentre dormivo nel “sarcofago” sotto cieli tempestosi, mi chiamava per consigliarmi di rifugiarmi in un ostello o in un albergo. Semplicemente non ne avevo la possibilità e, probabilmente, anche avendola avuta, avrei preferito dormire lontano da zone cementate e rumorose, prediligendo le stelle a un soffitto in armatura e un falò a un termosifone. Devo ammettere però che, in momenti di difficoltà e stanchezza, una stanza calda l’ho desiderata ardentemente, ma, non avendo avuto altra scelta, “il sarcofago” si è fatto casa e rifugio. Cambiando luogo di pernottamento ogni notte, è sorprendente come un telo sostenuto da due pali possa diventare un rifugio sicuro, sia fisico che emotivo.
A parte questo acquisto, il restante materiale è stato quasi tutto prestato da amici e parenti. Sono orgoglioso di questo approccio graduale e condiviso:
grazie al materiale prestato, ho potuto realizzare un sogno che altrimenti sarebbe stato economicamente impossibile.
Inoltre, condividendo il materiale altrui mi sono caricato della responsabilità e dell’energia donate da altre persone che hanno creduto in me più di quanto faccio io solitamente, o che almeno mi hanno supportato indipendentemente dal risultato finale.

Un approccio minimalista
Ho affrontato questo viaggio con un approccio minimalista, sia per attitudine sia per necessità. Ho ridotto al minimo le spese, affidandomi alla generosità di amici e familiari per il materiale necessario. Fortunatamente, alcune delle mie conoscenze erano più rodate di me nei viaggi in bicicletta e, grazie a loro, ho ricevuto in prestito parte delle borse che mi avrebbero poi accompagnato in tutta Europa. Dopo anni di viaggi in bici e un momentaneo pensionamento del bolide, riguardo indietro a quel viaggio con nostalgia ed orgoglio, non per essere riuscito ad arrivare e tornare da Capo Nord, ma perché l’ho fatto con ciò che avevo e adattando il viaggio alle mie possibilità. Forse sarebbe stato più semplice attribuire parte del successo o del fallimento all’equipaggiamento utilizzato, ma credo profondamente che, prima di cambiare o comprare del materiale, sia il caso di chiedermi fino a che punto possa arrivare con ciò che ho tra le mani e in testa. Due approcci diversi, ma che possono portare allo stesso risultato, magari con tempistiche e impatti economici ed ambientali differenti.
Un itinerario verde attraverso l'Europa
Una delle particolarità del mio viaggio stava nell'itinerario: non avevo una traccia precisa, ma una lista di città da visitare: Amsterdam, Nimega, Amburgo, Copenaghen, Stoccolma, Tallinn, Vilnius e Praga. Non erano scelte casuali: tutte queste città hanno fatto parte del progetto "Capitale Verde Europea" (European Green Capital), un'iniziativa che premia le città con oltre 100.000 abitanti che si distinguono per i risultati raggiunti in materia di sostenibilità ambientale.
Se la scelta delle destinazioni era meticolosa, il percorso tra una città e l'altra era completamente improvvisato. Ogni mattina mi svegliavo e impostavo la destinazione su Google Maps o Komoot, senza sapere dove avrei dormito la sera o se il percorso scelto fosse quello ideale. Ripensandoci oggi, sorrido a questo approccio così spontaneo e un po' lo invidio: con l'esperienza si guadagna in sicurezza ed efficacia, ma si perde un po' della magia dell'ignoto, quella sensazione unica di partire senza sapere cosa ti aspetta dietro l'angolo.
Risorse extra
Vi ricordo che alle seguenti pagine troverete:
🧠 Fondamentali: tecnica e programmazione per chi allena o vuole imparare ad allenarsi con consapevolezza. Focus su performance, prevenzione e adattamento degli esercizi in base alle esigenze e agli obiettivi. Se vuoi capire come affinare il tuo allenamento: inizia da qua
🌏 Esplorazioni: libri, viaggi, esperienze. Tutto ciò che possiamo coltivare in una sala pesi, in un viaggio o leggendo un libro. L’esperienza che ci accomuna, che costruiamo negli anni, e che ci portiamo addosso per tutta la vita.
🔍 Salute: l’intersezione tra scienza, clinica e desiderio di conoscere. Per rimanere informati e coltivare la propria curiosità.


