International Women's Day, dal campo alla quotidianità
Come costruire società ampie
Ciao a tutte e tutti,
sempre di movimento si parla, questa volta però, si tratta di un movimento più ampio, che attraverso il corpo permette a tutte e tutti di divertirsi, crescere e creare comunità.
“it’s a careful balance of wanting that medal but not needing it. […] Not needing it for your own self-worth, […], but wanting it. And if it doesn’t happen, the sun will rise tomorrow.”
"È un delicato equilibrio tra il volere quella medaglia e il non averne bisogno. […] Non averne bisogno per la propria autostima, […], ma volerla. E se non dovesse accadere, il sole sorgerà comunque domani."
Jemima Montag, doppio bronzo alle Olimpiadi di Parigi 2024 nella marcia atletica (20 km individuale e staffetta mista). Qui la sua intervista alla fine della competizione, che consiglio vivamente di vedere.
Naarm-Melbourne, domenica 1 marzo, in preparazione alla Giornata Internazionale della Donna, io e Valerie abbiamo partecipato a un evento ampio, con la corsa come sfondo e l’accessibilità dello scenario sportivo attuale come nodo centrale.

Prima di entrare nel vivo dell’evento, vorrei soffermarmi sulla magia del gioco, perché Jemima Montag, con la sua citazione, l’ha capita bene. Volere una medaglia (o un lavoro, o un obiettivo in senso lato), ma non necessitarla. Cosa succederebbe altrimenti? La sofferenza del sovrapporsi della propria identità ai propri obiettivi, la perdita del sé. Quante volte ci facciamo fermare dalla paura di perdere, finendo così per non esprimere appieno le nostre potenzialità e, soprattutto, per rovinare le nostre passioni. L’aspettativa è una cattiva musa, soprattutto quando legata alla nostra identità.
Grazie, Jemima, avrei voluto sentire queste parole tanti anni fa.
Impariamo allora a sognare, giocare, soffrire e rialzarci, sapendo che domani il sole sorgerà comunque. Facciamoci sorprendere da quanto il gioco e lo sport possono cambiare la nostra vita e la nostra società, perché la cultura estremamente performativa e legata all’apparenza non ci sta aiutando, né come persone, né come società, né come ecosistemi in senso lato.
Bene, ho voluto iniziare con una riflessione, perché a seguire troverete la descrizione dell’evento che ha condensato tutto ciò. Per le persone più curiose, vi consiglio di cliccare su tutti i link, sono sicuro che potrete trovare buoni spunti di riflessione e approfondimento.
Iniziamo!!
L’evento è iniziato con una corsa di 3,5 km e due sessioni di mobilità e pilates, una come riscaldamento e una come defaticamento. In seguito, una conferenza che ha visto confrontarsi:
Elise Beacom: atleta, scrittrice e podcaster. Tra il 2015 e il 2017, mentre lavorava per la Nazioni Unite ha continuato ad allenarsi (e ad eccellere), in paesi come l’Afghanistan, Sierra Leone e Corea del Nord. Nel suo lavoro di coaching pensa che la miglior performance venga dalla curiosità e dal divertimento. Quale unione!
Alice Bacquie: fisioterapista, atleta, esperta di pilates e, recentemente, autrice di una newsletter sulla corsa e sulla prevenzione degli infortuni. Molti la conoscono per la sua app ForRunners, uno strumento per aiutare a migliorare le prestazioni nella corsa e a prevenire gli infortuni grazie ad esercizi di pilates.
Jemima Montag: atleta olimpica, detentrice del record australiano nella marcia (20 km) e studentessa di medicina a tempo pieno. Il suo obiettivo dichiarato all’evento è promuovere opportunità che permettano alle giovani donne di affermarsi nello sport e, attraverso di esso, anche al di fuori.
Sarah Klein: atleta maratoneta classe 1985. Focalizzo l’attenzione sulla data di nascita non per sminuire, ma perché, in una società ageista come la nostra, avere esempi di persone che portano avanti le loro passioni e accettano il cambio di ritmo con il passare del tempo è oro. Lei, il ritmo, comunque, lo tiene estremamente alto, con un personale alla maratona di ben 2:30:10… Strabiliante!

All’evento hanno partecipato diverse persone, tra cui donne e uomini. Tra gli ospiti non posso non citare una persona e un gruppo che per me hanno posto un punto fermo su temi ancora poco trattati:
SoloRunClub xx: un’app di Melania Caple, ancora in fase di sviluppo, che verrà lanciata nelle prossime settimane. L’obiettivo è rendere la corsa più accessibile e sicura per tutte e tutti. Se per alcune persone è scontato correre da sole, per molte altre invece può diventare pericoloso o sconfortevole. Grazie a SoloRunClub xx si può tenere traccia di dove si sta correndo e restare in contatto con i propri contatti di emergenza. Allo stesso tempo, tenendo traccia delle rotte più battute e collaborando con i comuni locali, si possono promuovere progetti di illuminazione per rendere le ciclabili più sicure per tutt*. Per sostenere questo progetto, diventa beta tester iscrivendoti alla waiting list.
Deakin University: lo sapevate che nella ricerca legata alla fisiologia dell’esercizio fisico, solo il 6% degli studi ha un campione formato da sole donne (contro un 31% formato da soli uomini e il restante con campione misto)?1 Ecco allora, che tra i vari studi svolti alla Deakin University, alcune ricercatrici hanno portato avanti delle linee di ricerca volte a pareggiare questa iniquità. Purtroppo non ho il nome della ricercatrice con cui ho parlato, anche se sono abbastanza sicuro che faccia parte del gruppo IPAN (Institute for Physical Activity and Pain). Per dare un assaggio dei loro lavori vi consiglio di leggere la loro revisione sistematica sull’integrazione di Omega-3 come possibile trattamento per ridurre i sintomi della dismenorrea. E per chi ama i video e gli audio, guardate il TEDx di Domique Condo sulla relazione tra corpo femminile, prestazione fisica e — indovinate un po’? — l’impatto dei pregiudizi sul benessere personale e sociale. Quest’ultimo, soprattutto, consiglio a tutti di vederlo. Non voglio spammare troppo, perché su questo scriverò un altro articolo. Sappiate solo che in 10 minuti ha dato un’immagine chiara di ciò che comporta essere atleti ed atlete, confrontarsi con il proprio corpo, gli standard che la società ci impone e le conseguenze di tutto ciò, sia per il nostro benessere, sia per le ripercussioni che questi modelli hanno sulle dinamiche sociali. Come dice Dominique Condo (e Vera Gheno, in altri settori, ma comunque estremamente trasversali), le parole trasformano le credenze, le credenze trasformano i comportamenti, i comportamenti trasformano la performance. E aggiungo che la performance può essere sia sportiva sia sociale.
A proposito di parole, quale retorica stiamo seguendo? Stiamo costruendo una società in cui le donne possano sentirsi libere di presentarsi per ciò che sono, senza timori né pregiudizi? Lo sport, in tutto ciò, ha un enorme potere e privilegio: quello di modificare la società attraverso il divertimento e il gioco. Quale magia è questa?
Alla prossima,
Alessandro

